Il termine stalking deriva dall’inglese “to stalk” e può essere tradotto con l’espressione “il fare la posta”, con tale termine, infatti, generalmente ci si riferisce a un insieme di comportamenti quali le molestie, le minacce, i pedinamenti, le telefonate e qualsivoglia atto intrusivo, di sorveglianza, di controllo, di contatto e di comunicazione nei confronti della vittima che risulta preoccupata e infastidita da tali attenzioni non gradite e percepite come una minaccia.

Il reato di stalking è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 2009, all’art. 612 bis c.p. derubricato “atti persecutori”.

Lo scopo della norma è quello di sanzionare determinati episodi di minacce o di molestie reiterate prima che queste possano degenerare in condotte ancora più gravi, quali la violenza sessuale o addirittura l’omicidio.

Gli strumenti generalmente utilizzati dallo stalker sono in primo luogo il telefono, le chiamate e i messaggi permettono di avere un contatto con la vittima superando le barriere geografiche e le convenzioni sociali. Altro strumento impiegato, anche grazie alla maggior diffusione della tecnologia, sono le chat e le mail – cd cyberstalking – ; tuttavia, tali mezzi rappresentano soltanto l’inizio della “campagna di stalking” cui spesso si aggiungono pedinamenti, appostamenti e tentativi continui di approccio diretto.

Tali condotte sono particolarmente nocive per la vittima in quanto nella maggior parte dei casi determinano l’alterazione delle proprie abitudini di vita, basti pensare alle giornate di lavoro perse, al cambiamento di residenza, alla necessità di aumentare il grado di protezione personale, con conseguenti spese per la sicurezza; a tutto ciò si aggiunga, con variabile frequenza, tutta una serie di sintomi correlati quali: stati ansiosi, disturbi del sonno, ricordi intrusivi.

La costante intrusione del molestatore, nonché la sua capacità di penetrare continuamente nella vita della vittima, congiuntamente alla percezione che gli interventi legali risultano del tutto inefficaci a fronteggiare il persecutore, nella maggior parte dei casi, provoca nei soggetti vessati un forte senso di oppressione e impotenza, ed una percentuale rilevante di vittime giunge anche a contemplare la possibilità di tentare il suicidio per sfuggire alla condizione di persecuzione in cui si trova.

Purtroppo anche nei casi in cui il periodo di persecuzione è relativamente breve, le conseguenze sulla persona offesa possono avere strascichi per diverso tempo, cronicizzandosi.

In base alla durata della persecuzione, al tipo di atti subiti e alle emozioni provate possono determinarsi, oltre ai citati stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, anche flashback e veri e propri quadri di disturbo post traumatico da stress.

Le conseguenze esistenziali dello stalking sulla persona offesa appaiono pertanto evidenti il sentirsi costantemente sotto osservazione e controllo con uno sgradevole senso di libertà depredata, tanto da non poter più percorrere tranquillamente la stessa strada, dover traslocare o cambiare lavoro, il doversi continuamente guardare intorno vivendo in uno stato perenne di vigilanza e ansia, nonché il quotidiano angosciarsi per “quello che potrebbe accadere” , creano vere e proprie ferite psicologiche nella vittima che le ha subite.

Nella maggior parte dei casi di stalking il danno assume i connotati del cd danno esistenziale.

Il danno esistenziale comprende essenzialmente tutti i casi in cui sia stata lesa la sfera personale della vittima attraverso una compromissione delle esplicazioni esistenziali delle attività realizzatrici della persona.

La migliore dottrina definisce il danno esistenziale “ la forzosa rinuncia allo svolgimento di attività non remunerative fonte di compiacimento  o benessere per il danneggiato, perdita non causata da una compromissione dell’integrità   psicofisica.”  

Anche la giurisprudenza ha definito il danno esistenziale, la Corte di Cassazione ha consacrato la definizione di danno esistenziale affermando che esso consiste in ”ogni pregiudizio, di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare reddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti  relazionali   propri, inducendolo a scelte di vita diverse dquanto  all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.”

Il danno esistenziale, pertanto si realizza ogni volta che, a causa dei continui atti di stalking, si verifica una modificazione peggiorativa della sfera personale della vittima incidendo sui rapporti familiari, sociali, culturali e affettivi della stessa privandola delle realizzazioni personali, della gioia per le piccole cose, dei contatti spontanei e affettivi.

La tutela del danno esistenziale può essere ricondotta all’art. 2 della Costituzione che tutela i diritti inviolabili dell’uomo, pertanto ogni condotta illecita che si traduca in una compromissione della personalità dell’individuo costituisce violazione dei diritti personali tutelati dall’ordinamento e dà diritto al relativo risarcimento.

Tuttavia il danno esistenziale per essere risarcito deve essere provato, ciò che assume rilievo è l’incidenza negativa che, i continui comportamenti (illeciti) dello stalker, hanno avuto sui ritmi di vita della persona offesa cagionandole un danno non esclusivamente economico – reddituale.

Ai fini dell’assolvimento dell’onere della prova è sufficiente pertanto provare le effettive ripercussioni che lo stalking ha causato nell’esistenza della vittima.