Il termine sexting deriva dall’inglese sex cioè “sesso” e texting letteralemente: “pubblicare testo” pertanto sexting si riferisce a una serie di condotte quali l’invio, la recezione e la condivisione di testi, immagini e video sessualmente esplicite ovvero inerenti la sessualità.

Le immagini e i video sono spesso realizzate mediante “fai da te” attraverso strumenti rudimentali quali i telefonini con i quali poi si procede al loro invio e alla loro diffusione.

Tali immagini anche se inviate a una persona determinata, o a una stretta cerchia di persone, possono diffondersi in maniera anche incontrollata.

Il sexting ormai diffusissimo tra gli adulti sta preoccupantemente diffondendosi anche tra i soggetti minori in particolar modo tra gli adolescenti (fascia di età compresa tra i 13 e i 18 anni).

Aldilà dell’aspetto antisociale e diseducativo, dal punto di vista normativo l’invio nonché la detenzione di immagini o video che ritraggono minori in pose sessualmente esplicite configura il reato di pornografia minorile di cui all’art. 600 ter c.p.

La dottrina generalmente distingue tra sexting primario e secondario, il primo si riferisce alle ipotesi consensuali, in cui è lo stesso protagonista dell’immagine a inviarla ad altro soggetto nell’ambito di un rapporto privato; il sexting secondario, invece, si realizza in quei casi in cui il destinatario originario dell’immagine o del video lo diffonda inviandola a terzi.

Questa nuova modalità di gestione della sessualità ha destato particolare interesse nella dottrina e nella giurisprudenza qualora avvenga con la partecipazione di minori.

Di fatto la giurisprudenza di legittimità si è interrogata sull’adeguatezza delle norme del Codice Penale, con riferimento al delitto di pedo-pornografia, al fenomeno sopradescritto qualora veda come protagonisti due soggetti minori.

In particolare gli Ermellini si sono concentrati sulla ratio dei reati di pedo-pornografia analizzando specificatamente gli elementi costitutivi del reato di pornografia minorile descritto dall’art. 600-ter c.p.

Posto che la ratio che soggiace a tali delitti sarebbe quella di prevenire e reprimere l’utilizzazione e lo sfruttamento di minori, l’uso di tali reati per criminalizzare la produzione e la diffusione di materiale auto-prodotto, quindi completamente scevro da qualsiasi forma di strumentalizzazione del minore, non risponderebbe agli obiettivi che il legislatore si era prefissato.

Pertanto nell’ipotesi in cui un minore si scatti autonomamente delle fotografie (o registri dei video) che lo ritraggono in pose pornografiche e le invii, di propria iniziativa, ad un gruppo di coetanei non sarebbe configurabile il reato di pedo-pornografia.

La Corte, infatti, ha evidenziato come il presupposto necessario per la configurabilità di tutte le fattispecie di reato previste all’art. 600 ter c.p. sia la condizione di “alterità e diversità” fra il soggetto che ha prodotto il materiale pornografico e il minore ivi rappresentato.

Presupposto che non sussisterebbe nel caso in cui il minore realizzi autonomamente le immagini.

Tuttavia, a parere dello scrivente, una tale interpretazione appare quanto meno pericolosa, posto che lo sfruttamento e l’utilizzazione del minore può avvenire nelle forme più disparate tra cui l’induzione.

Infine non priva di pregio la circostanza che il ragionamento operato dai giudici potrebbe essere astrattamente applicabile anche alle ipotesi in cui il minore trasmetta il materiale pornografico non a dei coetanei, ma a dei maggiorenni.

Una tale possibilità potrebbe comportare una grave compromissione dei diritti dei minori, nonché della protezione che l’ordinamento giuridico gli riserva, i quali rimarrebbero sprovvisti di tutela in un ambito così delicato dal punto di vista dell’educazione e dell’equilibrato sviluppo psicofisico.

 

Riferimenti bibliografici:

  • Malaika Bianchi “Il sexting minorile non è più reato?” in Riv,. Penale Contemporaneo, n. 1/2016.
  • “ Il sexting cosa si intende?”  www.telefonoazzurro.it
  • Cassazione Penale Sezione III, n. 11675/2016